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Padiglione Vanke: il futuro in millenni di tradizione

Anche all’Expo 2015 Woodn Industries lascia la sua impronta: il padiglione della multinazionale cinese del real estate Vanke.

Situato in prossimità deChina_Expo_2015_Milano_vanke_051lla Lake Arena il padiglione è completo in tutte le sue parti. Si tratta di “Building community through food”, disegnato dall’eclettico Daniel Libeskind per Vanke, multinazionale cinese, che ha conquistato la prima certificazione di completamento dell’opera emessa dal comitato organizzatore di Expo Milano 2015. I lavori erano iniziati a giugno 2014 e sono durati in tutto meno di dieci mesi.ascensore woodn

Il padiglione Vanke, di 1000 mq, progettato  e realizzato dall’arch. Ghirardelli per lo Studio Libeskind-Milano, evoca forma e movimento del dragone rosso il cui profilo sinuoso e abbagliante culmina, davanti al padiglione Italia, con la torre dell’ascensore completamente rivestita a doghe Woodn Versatilis bianche curve.

Al suo interno, il padiglione propone l’allestimento di una foresta di bambù di oltre 300 mq che, seguendo la metafora di radici, tronchi e rami, intende rappresentare l’impegno di Vanke nei confronti delle comunità locali.

Le canne culminano in una selva di 200 schermi che proiettano scene legate alla natura, al cibo e alla cultura cinese, rappresentative dello shitang, parola che significa “mensa”:  shitang è lo spazio in cui i cittadini cinesi consumano i pasti in maniera comunitaria: nella cultura di questo popolo millenario e ipertecnologico al tempo stesso  continua ad essere il principale strumento per rafforzare e rinnovare le relazioni reciproche, i valori e le tradizioni.

Salendo ai piani superiori si trovano una Vip Lounge e una terrazza panoramica da cui farsi sorprendere dalla vista mozzafiato sulla Lake Arena, con l’Albero della Vita, e sul vicino padiglione Italia.

Nel suo insieme, il padiglione Vanke rappresenta una delle più spettacolari e visionarie costruzioni di Expo Milano 2015, edificio-scultura fatto di pezzi unici e completamente ecosostenibili, installazione visiva tra le più sofisticate, grazie a 40 flussi di immagini in alta definizione coordinati fra loro in tempo reale.vanke250

 

LEED ed EXPO-MILANO 2015 hanno stretto amicizia!

expo-leedIn linea con i dettami e le tendenze del Green design e della sostenibilità, anche Expo 2015 ha assunto l’impegno, sin dalle fasi iniziali dell’evento, di fare riferimento ai criteri del sistema statunitense LEED (Leadership in Energy and Environmental Design) nella progettazione e realizzazione del Sito.

Questo sistema si sta sviluppando sempre più a livello internazionale, ed è attualmente di uso corrente in 140 Paesi con oltre 20.000 soggetti aderenti ; è adottato su base volontaria e certifica la progettazione, la costruzione e la gestione di edifici sostenibili e aree ad alte prestazioni.

Riconosciuta a livello internazionale, la certificazione LEED costituisce una verifica di parte terza, e quindi indipendente, delle performance di un intero edificio o di parte di esso, attestando che è rispettoso dell’ambiente e che costituisce un luogo salubre in cui vivere e lavorare.

Con un sistema di progettazione integrata, esso permette di realizzare edifici permanenti altamente efficienti dal punto di vista energetico, grazie alla sinergia di molteplici aspetti, tra cui la riduzione dell’effetto isola di calore, le nuove piantumazioni, le infrastrutture di collegamento per la mobilità sostenibile, la riduzione del consumo di acqua potabile e il recupero di quella piovana.

Ospedale S. Antonio a Padova: frangisole Woodn Versatilis realizzato nel 2012

Ospedale S. Antonio a Padova: frangisole Woodn Versatilis realizzato nel 2012

Rimane comunque alla base del costruire futuro la scelta adeguata dei materiali impiegati; anche in questo, Woodnâ fa scuola! Si tratta infatti di un legno tecnico

ECOLOGICO, perché

privo di costituenti tossici

privo di emissioni da formaldeide o altre sostanze nocive

privo di metalli pesanti

riciclabile al 100%

ECOSOSTENIBILE, perchè

richiede un consumo energetico molto contenutowoodn-leed

utilizza residui di legno provenienti da altre lavorazioni

rispetta i requisiti richiesti dal GBC (Green Building Council), organismo internazionale nato in America negli anni ’90, che si occupa della certificazione degli edifici secondo gli standard LEED.

 

 

 

 

 

Che cos’è la Giornata della Terra

earth day 2015La Giornata della Terra (Earth Day), è la più grande manifestazione del pianeta dedicata ai temi della protezione dell’ambiente: fu indetta dalle Nazioni Unite dopo che nel 1970 un movimento ecologista negli Stati Uniti aveva deciso di fissarla per il 22 aprile. Si tratta di un momento celebrativo, ma anche educativo e informativo durante il quale i gruppi ecologisti di 192 paesi valutano le problematiche ambientali e propongono delle soluzioni.

L’idea di istituire la Giornata della Terra venne per la prima volta negli Stati Uniti al senatore Gaylord Nelson:  negli anni Sessanta, diede vita ad una serie di incontri e conferenze con tematiche ambientali, coinvolgendo anche molti politici americani di spicco. La pubblicità dell’appuntamento fu data nel 1969, in seguito ad uno dei più gravi disastri ambientali degli Stati Uniti causato dalla fuoriuscita di petrolio da un pozzo della Union Oil a Santa Barbara, in California.

La prima dimostrazione della crescente sensibilità dell’opinione pubblica al tema della salvaguardia ambientale si ebbe l’anno dopo, il 22 aprile del 1970: semplici cittadini, organizzazioni di volontari, colleges e università si ritrovarono in tutti gli Stati Uniti  per una grande manifestazione: la prima Giornata della Terra.

Contemporaneamente si istituì anche l’Earth Day Network (EDN), un’organizzazione prima nazionale e poi internazionale per coordinare le diverse iniziative dedicate all’ambiente durante tutto l’anno.

 

Si deve però attendere ancora un anno prima che l’allora segretario generale delle Nazioni Unite U Thant ufficializzasse la partecipazione dell’organizzazione alla celebrazione annuale dell’Earth Day. La Giornata della Terra contribuì in modo determinante e con riscontro sempre crescente allo svolgimento di iniziative ambientali in tutto il mondo che, nel 1992, portarono all’organizzazione a Rio de Janeiro del cosiddetto Summit della Terra (la Conferenza sull’ambiente e lo sviluppo delle Nazioni Unite), la prima conferenza mondiale dei capi di Stato sull’ambiente a cui parteciparono 172 paesi.

 

Quest’anno la Giornata della Terra, alla sua quarantacinquesima edizione, ha già raccolto più di 1,1 miliardi di azioni ambientaliste e impegni sottoscritti da cittadini in tutto il mondo. Il primo obiettivo dell’Earth Day 2015 sarà quello di piantare un miliardo di alberi o semi.

Progettare il futuro è scegliere il presente!

Perché nonostante il quotidiano impegno di sensibilizzazione e nonostante i disastri ambientali sotto gli occhi di tutti, pensiamo che l’ambiente se la passi piuttosto bene? Jeffrey M. Jones e Rebecca Riffkin, due analisti di Gallup, propongono alcune osservazioni per spiegare il perché di questi dati:

Le persone sono soprattutto preoccupate dalle minacce che considerano imminenti: si sentono in pericolo più per l’inquinamento dell’aria e dell’acqua e meno per minacce percepite come lontane; tra queste, per esempio, ricadono i cambiamenti climatici o la deforestazione.

L’attenzione dei maggiori movimenti per la tutela dell’ambiente oltre che delle testate giornalistiche, è concentrata su argomenti per i quali tendiamo a preoccuparci di meno: i problemi considerati di lungo termine (come il riscaldamento globale) influenza al ribasso il livello di preoccupazione comune.

Il punto di vista sull’ambiente cambia a seconda dei governi: la preoccupazione per i rischi ambientali è inversamente proporzionale al numero di provvedimenti presi.

Nonostante queste considerazioni, oggi c’è una sensibilità diversa, un “feeling” che coinvolge a 360° cittadini, industria e servizi: ci stiamo orientando verso un approccio eco-friendly e a minore impatto possibile e la tecnologia ci mette a disposizione tutto ciò di cui necessitiamo per farlo, dai materiali agli strumenti per poterli utilizzare nella maniera più razionale.

Comunque si voglia vedere la questione, perciò, è giusto trattare con rispetto ciò che ci circonda, perché, come insegna una saggezza quasi primordiale, baby earth

La terra in cui viviamo non ci è stata lasciata in eredità dai nostri padri ma ci è data in prestito dai nostri figli

Cosa facciamo…

Quando il materiale incontra il design…

Dall’esperienza del lavoro in team DEMEXTRA Group offre progetti originali in grado di esprimere tutta la versatilità dei prodotti dei grandi marchi del settore arredobagno. Creare ambienti innovativi e allo stesso tempo intimi e in sintonia con l’ambiente, questo è l’obiettivo e la filosofia di DEMEXTRA Group che, grazie al consolidato know how, riesce sempre a offrire molteplici soluzioni per un’infinita gamma di sfumature del vivere. Nell’esaudire anche la più piccola richiesta e arrivare alla massima soddisfazione del cliente DEMEXTRA Group è riconosciuta per la grande serietà e per i prodotti MADE IN ITALY di ricercato design e alta qualità.duecolor2_1

Sia come agenzia di rappresentanza, sia nel contatto vero e sincero con il professionista, il progettista e l’impresa, DEMEXTRA Group mette in campo la propria professionalità, creatività e serietà non solo presentando la più adatta campionatura di materiali e prodotti MADE IN ITALY ma anche nello studio e nell’approfondimento del progetto. Fondamentale per trovare la massima soddisfazione del cliente è la straordinaria capacità di saper cogliere e interpretare le singole esigenze e offrendo la più completa consulenza e assistenza tecnico-commerciale dare risposte puntuali così da far scegliere il meglio al giusto prezzo.

Dietro la ricerca dei colori, delle forme e dei pregiati materiali c’è qualcosa in più: la percezione dell’anima che tra innovazione e tradizione accompagna ogni prodotto. Prodotti, infatti, che si potrebbero definire “plasmabili” perché in grado di comunicare sensazioni e concetti diversi rispetto ai progetti e agli ambienti dove vengono inseriti.

Ogni progetto diventa così unico quanto il suo ideatore: un risultato personalizzato in grado di esaltare ciascun desiderio e ispirazione.

E questo anche quando si tratta di riscoprire ambienti e ridare loro una veste nuova, fresca, rinnovata, proponendo soluzioni altamente tecnologiche che non perdono mai di vista la vera natura del luogo e il fascino del passato. Attraverso il design e la qualità, anche dove vige l’esigenza di un cambiamento, tutto può essere plasmato sotto una nuova luce, restituendo nuova vita allo spazio.woodn_collage Ogni singolo aspetto è per il team di fondamentale importanza, ogni particolare è dà esaltare e rendere unico.

Questo concetto è l’essenza stessa di DEMEXTRA Group e lo vuole trasmettere e rappresentare al meglio in tutte le sue REALIZZAZIONI.

WOODN®: species unica

Perché il bambù-wpc Woodn®?

I motivi sono molti e tutti validissimi, ecco i principali.

Il bambù è classificato come la pianta più sostenibile per il suo breve ciclo di vita (mediamente, in 5 anni la pianta si sviluppa a sufficienza per poter essere utilizzata come materiale) dal sistema di certificazione internazionale LEED (Leadership in Energy & Environmental Design) del Green Building Council presente in Italia dal 2008. Per fare un confronto, il legno “più veloce” richiede almeno 10 anni di accrescimento e sviluppo vegetativo e in questo caso parliamo di pioppo, le cui caratteristiche prestazionali sono di gran lunga inferiori al bambù!logo

Negli ultimi tempi il mercato si è (finalmente!) orientato verso prodotti e servizi sempre a minore impatto ambientale, in sintonia con i modelli di sviluppo mondiali. In questo senso, l’uso del bambù non garantisce certo contro lo sfruttamento illegale di specie di alberi in via d’estinzione però potrà favorirne la riduzione. Come risultato, anche le industrie produttrici dei compositi cercano materiali sempre più ecologici, per i loro prodotti.

Da ciò il crescente interesse nei compositi rinnovabili biodegradabili come il WPC, a questa sintesi tra interessanti proprietà meccaniche e fisiche con il loro carattere sostenibile.

Woodn® è marchio registrato: si distingue per una minore percentuale di fibra di legno esposta rispetto a qualsiasi altro WPC;

species unica

Principali vantaggi:

  • aspetto estetico molto simile al legno naturale: Woodn® ha la venatura in pasta grazie al particolare processo produttivo che caratterizza l’Azienda. La venatura, inoltre, è random e non replicabile.
  • effetto ligneo distintivo che consente di effettuare lavorazioni superficiali senza modificare in alcun modo la colorazione negli strati interni.
  • possibilità di scelta cromatica all’interno di un’ampia gamma standard e possibilità di personalizzazione ulteriore;
  • colorazioni omogenee e stabili ai raggi UV: i pigmenti sono additivati direttamente nella componente polimerica.
  • non scheggia;
  • Woodn® è stabile a contatto con l’acqua: indeformabile, inattaccabile dalle muffe, imputrescibile;
  • grazie alla formula brevettata, Woodn® non è attaccabile da tarli e parassiti;
  • è facile da pulire, non necessita di manutenzione specifica particolare;
  • possiede interessanti proprietà isolanti termiche e acustiche;
  • resiste all’invecchiamento da raggi UV;
  • resiste al fuoco ed è autoestinguente;
  • è privo di radioattività;
  • presenta minor capacità di assorbimento rispetto al WPC tradizionale: solo il 3% del proprio peso;
  • L’esclusiva formula di Woodn®, grazie all’uso di additivi espandenti, consente di modulare la densità del materiale in base alle diverse destinazioni d’uso; ciò consente di avere basso peso del materiale per gli outdoor in generale; possibilità di un’ulteriore riduzione del 30% del peso per gli usi indoor che non richiedono particolari caratteristiche meccaniche.

Parliamo di Wood Plastic Composite…

WPC: lo conosciamo abbastanza?

wpcIl WPC è nato come un concetto moderno in Italia nel 1970, e reso popolare nel Nord America nei primi anni 1990. Con l’inizio del 21° secolo si è diffuso anche in India, Singapore, Malesia, Giappone e Cina. Ad oggi, il settore del WPC può essere considerato uno dei più dinamici nell’industria plastica.
La sigla WPC, che sta per Wood Plastic Composite significa: materiale composito sintetico di fibre di legno e plastica.

 

Negli ultimi decenni, organizzazioni come Greenpeace e ONG di vari paesi hanno sempre affrontato l’ impatto ambientale delle sostanze chimiche, pienamente riconosciuto come un problema globale. Di conseguenza, questa consapevolezza sta spingendo i governi verso una normativa più stringente, che promuove la salvaguardia e la tutela della qualità dell’ambiente per le generazioni future. Per superare il problema, l’industria chimica deve sviluppare prodotti chimici innovativi e più ecocompatibili. La “chimica verde” offre gli strumenti per progettare prodotti e processi chimici che riducano o eliminino l’uso e la generazione di sostanze pericolose. Un obiettivo significativo della chimica verde deve essere la massimizzazione della resa delle materie prime e minimizzazione della creazione di rifiuti.

Il WPC è normalmente prodotto miscelando fibre di legno in una matrice polimerica: la pasta è costituita mediamente da un 60% di fibre vegetali, un 30% di polimero ( che può essere polipropilene [PP], polietilene [PE], oppure polivinilcloruro [PVC]) e da un 10% di additivi e procedendo alla pressatura o stampaggio ad alte pressioni e temperature.

Additivi come coloranti, agenti di accoppiamento, stabilizzanti, agenti espandenti, agenti di rinforzo, agenti schiumogeni e lubrificanti conferiscono al prodotto finale estrema versatilità nelle possibili applicazioni, che spaziano nei più svariati settori, dalle costruzioni, ai mobili, fino anche ai prodotti automobilistici o per la nautica.

Si tratta di un materiale innovativo, eco-friendly, particolarmente indicato per ambienti esterni (outdoor design), ma anche estremamente versatile e personalizzabile.

 

Il WPC è perciò definito “legno tecnico”: mentre per tutti i prodotti vegetali naturali, le proprietà fisiche e meccaniche variano considerevolmente, dato che le piante seguono andamenti di crescita e sviluppo non costanti o standardizzabili, il WPC, al contrario, garantisce prestazioni quantificabili e costanti.

Alcuni materiali compositi hanno manifestato fenomeni di incompatibilità tra fibra naturale e matrice polimerica: i trattamenti superficiali specifici del WPC sono in grado di garantire la perfetta adesione tra i materiali, che ha per risultato pratico la totale impermeabilità e inibizione della formazione di muffe e batteri. Per questo, il WPC dà grandi soddisfazioni in applicazioni esterne ed è adatto anche come bordo-piscina…

Data la tecnologia produttiva basata sull’estrusione e formatura dell’impasto composito, accanto alla produzione di serie, l’industria può lavorare agevolmente sul “su misura” per la specifica particolare esigenza; tutto ciò con possibilità di minimizzare il materiale di scarto e i relativi costi.
Per la sua notevole diffusione nel mercato nord-americano, australiano e cinese si può tranquillamente affermare che sia un materiale affidabile e competitivo rispetto i prodotti affini.

Il WPC è utilizzato per le più svariate applicazioni: si va dalle doghe per pavimentazioni, serramenti, travi, colonne, divisori, coperture, agli accessori di arredo giardino come fioriere, palizzate, recinzioni e ancora rivestimenti interni ed esterni di edifici, di saune, di piscine, bagni, scale complete e perfino guardrail, telai per biciclette, rivestimenti interni nei settori automotive e nautica.

DANIEL LIEBESKIND / CITYLife – Milano : Il progetto in breve

LIBESKIND su CityLife

L’intero progetto CityLife nel settembre 2013

 

Il progetto CityLife, dal forte impatto visivo per via dei suoi tre grattacieli, comporterà:

  • la creazione della più grande area pedonale di Milano, nonché una delle maggiori in Europa, con circolazione di auto e parcheggi esclusivamente ai piani interrati;
  • il dimezzamento della cubatura preesistente;
  • la realizzazione del terzo parco centrale milanese;

 

Il progetto si inserisce nella riqualificazione dell’area ex-Fiera, che è stata lasciata in seguito allo spostamento delle attività fieristiche nel nuovo polo di Rho-Pero firmato da Massimiliano Fuksas (fatta eccezione per le attività di FieraMilanoCity, ospitate nell’area del Portello, che rimarrà come polo interno della Fiera), inoltre in mezzo ai tre grattacieli ci sarà la fermata Tre Torri della MM5 e verranno realizzati 5 km di piste ciclabili.

Sul progetto Libeskind ha affermato che esso rappresenta

Milano come portale per l’Europa

L’idea di fondo si basa su vasti spazi pubblici insieme ad aree di svago e gioco attorno alle residenze. Le tre torri sono invece destinate a diventare uno dei nuovi simboli della città nel mondo, come è stato dimostrato dal forte interesse che il progetto ha destato anche all’estero.

Caratteristiche del progetto

Il progetto vincitore (per 520 milioni di euro) prevede la realizzazione di:

  • un parco di 168.000 m2 (da 86.373 m2, previsti nel Piano Integrato di Intervento del dicembre 2006, ai 168.000 della variante 2008 definitivamente approvata dal Comune il 9 ottobre 2008) che con la sua superficie diventerà il terzo parco del centro di Milano dopo Parco Sempione e i giardini Pubblici di Porta Venezia
  • un Museo di Arte Contemporanea;
  • alcune aree di edilizia residenziale;
  • tre torri dedicate a funzioni direzionali;
  • circa 20.000 m2 di superfici destinate a commercio e servizi;
  • circa 7.000 parcheggi, tutti sotterranei, in grado di servire abitanti, lavoratori e utenti sia di CityLifeche esterni;
  • un percorso ciclopedonale che collega CityLife da un lato al parco Sempione e dall’altro alle colline artificiali dell’area Portello e di lì a Monte Stella;
  • il passaggio della Linea 5 della Metropolitana, con una fermata nel cuore dell’area – denominata Tre Torri – e due nelle vicinanze (Domodossola e Portello).

 

In adiacenza all’area CityLife sorgerà il nuovo centro Congressi di Fiera Milano (MIC Plus), progettato dall’architetto Mario Bellini, in grado di ospitare fino a 18.000 persone.

 

DANIEL LIBESKIND: «Finalmente al lavoro su Ground Zero»

«Quello di Ground Zero è un progetto molto difficile perché gli attori sono tanti: le famiglie delle vittime, l’amministrazione di New York, il Governo americano, gli investitori privati e l’attenzione mondiale. Ma questa è la democrazia. Mica è come costruire a Pechino! Lavorare in America, e per questo progetto in particolare, significa lavorare con tutti. Non ho mai apprezzato l’idea dell’architetto esecutore. La democrazia richiede il compromesso, e anche la mia professione»

Il celebre architetto racconta come è stato difficile coniugare i desideri di tutti, incluse le famiglie delle vittime…libeskind su ground zeroDaniel Libeskind, 62 anni, ebreo nato in Polonia, innamoratissimo della moglie Nina, tre figli, di cui una nata in Italia, è uno degli architetti più desiderati e contestati al mondo: le sue opere – dal Museo ebraico di Berlino alla Memory foundation del World trade center di New York – sono tutte di alto contenuto simbolico. Libeskind è a Milano per presentare il Mac, Museo di arte contemporanea, che dovrebbe aprire i battenti nel 2011 nella ex Polo fieristico, nell’ambito del progetto Citylife. Tra mille polemiche fuori e dentro l’amministrazione comunale, il Mac prende il posto del museo di Design dirottato verso la Triennale.

 

Finite dunque le polemiche a New York?
Sì, le controversie sono finite e ora possiamo costruire Ground Zero. Le squadre di ingegneri, architetti, tecnici e operai stanno lavorando 24 ore al giorno: contiamo di finire entro il 2009. Le polemiche comunque fanno parte del mestiere dell’architetto: la mia professione richiede pazienza perché, prima ancora che con la materia, lavori con le persone e con i loro dubbi.

Anche Zaha Hadid sta provando a costruire da anni un museo di arte contemporanea a Roma senza riuscirci. Non la spaventa l’esperienza della sua collega?
Sa, io conosco bene l’Italia, ho vissuto per anni a Milano. E conosco il mio mestiere. L’architettura è parte dei luoghi. Non si crea solo per il momento o per le copertine dei magazine, bisogna studiare qualcosa che sia duraturo, in grado di comunicare nel tempo a un pubblico continuamente nuovo. È una sfida.
Eppure l’architettura si avvicina sempre di più all’arte. Il Mac di Milano sembra una scultura, all’interno ci sono tanti servizi, dalla Spa al ristorante, ma lo spazio espositivo appare molto ridotto. Che sia il museo l’opera d’arte?
Quando l’architettura è al servizio dell’arte, non si può limitare a creare il contenitore, ma deve dare alla creazione artistica una struttura, significati e spessore. Cavolo, mica abbiamo fatto una fabbrica o un garage! Un museo è un luogo per l’arte, e l’architettura ha sempre una relazione con l’arte!
 

Negli ultimi anni è cambiato molto il concetto stesso di museo: siamo passati da un museo-vetrina a un museo-evento. Nel suo Mac c’è appunto anche la Spa. A che punto siamo oggi?
Il museo contemporaneo sta diventando sempre più accessibile: non è più solo il luogo della pratica artistica ma all’interno puoi vivere un’esperienza a tutto tondo, che comprende comprare un libro, prendere un caffè, fare la sauna, incontrare gli amici. Il tutto immerso nell’arte. È un’esperienza coreografica. Per quanto riguarda il Mac, non ci siamo limitati a cambiare faccia al museo, ma gli abbiamo destinato un programma completamente diverso basato sulla fluidità, sul movimento: il Mac è la celebrazione culturale dei programmi della struttura.
Ha detto che Milano è la città migliore in questo momento per l’architettura: perché?
È una città a cui sono molto legato, per me non è solo un punto su una cartina geografica. È estremamente stimolante da un punto di vista culturale, ha delle creazioni architettoniche grandiose. La possibilità che mi hanno dato è grandiosa: il Mac non è solo un museo, è una realtà che interagisce con il territorio, ha un rapporto vivo e fluido con l’ambiente. È costruito e pensato su Milano.
Dove trova l’ispirazione Daniel Libeskind?
Tutto può ispirare e, potenzialmente, l’ispirazione è ovunque. Ma attenzione, non si cerca ma si incontra, e bisogna lasciarsi travolgere. Ho la fortuna di lavorare con giovani architetti in giro per il mondo e devo dire che loro mi aiutano a trovare ispirazione continua!

WOODN a CityLife con Daniel Libeskind

L’intesa tra tra Daniel Libeskind e Woodn si intuisce già al MADE 2009, quando l’Architetto è alla ricerca di materiali convincenti, durevoli ed ecocompatibili per il progetto CityLife.

Daniel Libeskind rappresenta il decostruttivismo nell’architettura americana, l’innovazione dell’architettura e del design urbano. Il World Trade Center Site a New York, il Museo Ebraico a Berlino, il Museo Ebraico Danese di Copenhagen, l’Imperial War Museum North a Manchester e il Denver Art Museum sono solo alcuni dei suoi progetti.

Nelle scelte progettuali avveniristiche del complesso architettonico CityLife, il sistema di griglie e frangisole Woodn spicca per la sua centralità; come spiegano i portavoce dello Studio Libeskind:

… il progetto operativo è stato adattato alle potenzialità di resa estetica e alle specifiche di montaggio dei profili woodn, così come le sottostrutture di supporto e i sistemi di chiusura delle doghe sono stati adattati alla necessità di avvolgere con rigore e precisione assoluti diedri, spigoli e diagonali tutt’altro che regolari …

Ad un tale risultato si è arrivati anche grazie alle moltissime personalizzazioni quasi “sartoriali” dei componenti di aggancio e di finitura dei profili; l’efficacia e la sicurezza di tali sistemi sono state accertate mediante svariate prove tecniche.

Oggi, le Residenze Libeskind del quartiere CityLife sono realtà: dimostrazione di Architettura innovativa e dinamica.

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I primi cinque edifici con altezze variabili da 5 a 13 piani sono ultimati e si può godere della piazzetta centrale, una piacevole fusione tra città “ vecchia” e nuova; una proiezione verso il futuro, in un quartiere lussuoso e dinamico, efficiente e al passo con i tempi!

Da ottobre 2012 a giugno 2013 sono stati montati ben 30 km di profili Versatilis con altrettante anime interne di alluminio.

Sarebbe riduttivo definire Woodn un semplice frangisole o mera garanzia di privacy: per CityLife è ma parte vera e propria della forma architettonica, perfettamente complementare alle altre componenti del complesso progetto.

L’applicazione del woodn sulle pareti esterne degli edifici, un vero controcanto “vegetale” agli spigoli marmorei e modernissimi dei muri, ha richiesto 8 mesi di lavoro per le squadre di posatori che salivano con i carri-gru fino ad altezze di 30-40 mt per installare sostegni e doghe.

CityLife, in sintesi, si può definire un importante successo non solo per il perfetto connubio tra raffinatezza estetica e innovazione tecnica e tecnologica, ma anche per la sfida vinta sul piano internazionale ed in previsone dell’imminente inaugurazione dell’Expo Milano 2015.

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