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Daniel Libeskind: “Milano capitale del mondo ma le mancano alberi e un museo contemporaneo”

L’archistar statunitense disegna la sua idea di città prima della lezione al Politecnico Daniel Libeskind NEL suo studio a due passi da piazza Duomo, Daniel Libeskind si sta preparando a parlare agli studenti del Politecnico (erano in 1.200 ad assistere alla sua lezione, ndr).È una delle archistar internazionali invitate percelebrare i 150 anni dell’università. Alle sue spalle sono allineati i modellini che fotografano l’evoluzione che, nel tempo, ha avuto il suo grattacielo “curvo” di Citylife. E che, nell’ultima versione a cui sta ancora lavorando, è un po’ meno “storto”: “Una delle prime fonti di ispirazione fu lo schizzo che Leonardo fece per un concorso lanciato dal Duomo. Ricorda un po’ un pezzo di quella cupola che, purtroppo, non fu mai realizzata”.

Il suo grattacielo, invece, verrà costruito?

“Sì, ci sarà”.

Come è cambiato rispetto al disegno originario?

“Non è cambiato, si è sviluppato. Quando disegni un edificio per un concorso, disegni un’idea di edificio. Se le strutture rimangonole stesse dal primo schizzo alla fine non sono buone architetture. I maestri come Michelangelo, Bramante, Brunelleschi, Le Corbusier hanno sempre fatto evolvere i loro progetti. Un’architettura è qualcosa di vivente, deve interagire con i clienti, le ultime tecnologie, la città. È curvo per essere in grado di catturare e restituire la luce”.

Pensa che i grattacieli siano il futuro per Milano?

“Sono il futuro per ogni città. Per creare metropoli sostenibili c’è bisogno di costruire strutture in altezza, di rafforzare i trasporti in modo che la gente possa muoversi senza usare l’auto. Non è una scelta. È importante non solo per gli architetti o per gli economisti, ma per la gente che vuole vedere la natura attorno a sé”.

Lei conosce molto bene Milano. A Milano ha una casa. Come vede i cambiamenti che sta attraversando con i grandi progetti urbanistici?

“Credo che sia in grande sviluppo. Si è trasformata da una città “sonnacchiosa” in una vera capitale mondiale. Le grandi città come Milano, Berlino, Londra, New York, Tokyo devono muoversi verso il futuro e penso che qui questostia accadendo”.

Il 2015, ormai, è vicino: che cosa manca ancora per accogliere i 20 milioni di visitatori di Expo?

“Manca il museo di arte contemporanea che ho proposto (ride, ndr)”.

Doveva nascere a Citylife e, invece, il Comune ha deciso di non realizzarlo. “Faceva parte dell’idea di un quartiere sostenibile del 21esimo secolo, dove cultura, spazi per vivere e lavorare si potessero incontrare. In generale, però, credo che avere un museo di arte contemporanea sia importante per la città. Milano non ha molti edifici contemporanei per il pubblico, ma è vitale, e avrebbe bisogno di un luogo dove mostrare la sua cultura, che sia nella moda, nell’arte, nel-l’architettura, nell’industria, nella tecnologia, nella vita di tutti i giorni. Berlino e Londra lo hanno fatto. Ho la speranza che, anche se è stata presa questa decisione, possa accadere lo stesso anche a Milano. Per gli abitanti e i milioni di

visitatori che arriveranno per Expo”.

C’è qualcos’altro che manca? Ad esempio, servirebbe più verde?

“Sicuramente. Penso che a Milano ci sia tanta architettura, ma di base serve più natura, paesaggio. Milano sarebbe saggia se piantasse migliaia di alberi, aiuterebbe molto ad avere un’aria migliore. Pensiamo alle famiglie. Io stesso ho una famiglia che abita qui: mio figlio, mia nuora, i miei tre nipoti. C’è bisogno di scuole, asili, spazi verdi. Sì, anche in centro”.

Lei è stato un grande sostenitore di Expo, fin dai tempi della candidatura. Come vede, oggi, il progetto?

“Per Milano Expo è molto importante. Stiamo vivendo un periodo difficile dal punto di vista economico, ma questo è il momento giusto per i grandi progetti, per cambiare. Expo ha le potenzialità per mostrare tutta la ricchezza di questa città. Io contribuirò in due modi. Con il padiglione di una azienda globale cinese, la Vanke: sarà uno spazio che racconterà l’architettura per le città del futuro. E poi realizzerò qualcosa di speciale, spettacolare, per “piazza Italia”, all’incrocio tra il cardo e il decumano: saranno delle porte, quattro come le stagioni, molto interattive”.

Crede che la città del 2015 riuscirà a farsi trovare preparata?

“Sono sicuro che sarà un successo. Milano è una città fantastica. Spesso sono gli stranieri ad apprezzarla più dei suoi abitanti.

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